Donne, apriamo gli occhi!

Ebbene sì, tra pochi anni diverrà un secolo che l’Italia, puntuale come un orologio svizzero, l’8 marzo ricorda le discriminazioni di cui le donne sono state protagoniste. Vi sono molteplici opinioni, talvolta divergenti, a proposito di questa ricorrenza. Alcuni sostengono che il dolore e la fatica delle coraggiose donne che in passato hanno combattuto per l’acquisizione dei loro diritti, vada giustamente ricordato. Così come è stata istituita la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che si tiene il 25 novembre a partire dal 1999. Porgendo un mazzo di colorate mimose, si ha la convinzione che il profumo emanato da esse possa essere manifesto di valori quali il rispetto e l’amore; in altri casi, che possa consolare colei che le riceve. “Sono i piccoli gesti che fanno la differenza” sostengono alcune di esse. Ma l’emancipazione della donna non ha lasciato alle sue spalle solo vittimismo e manie di protagonismo.  Nel XXI secolo una consistente fetta di donne si sta distaccando sempre più da queste concezioni monopolizzate. Da millenni la figura stessa femminile è ritenuta incapace di svolgere determinati lavori, poiché considerata estremamente sensibile e malleabile.  Le qualità su cui questo evento si focalizza, sono a dir poco spaventose: l’inferiorità, la debolezza e la diversità. Per non parlare del business che si è creato intorno a questa giornata. Fiori, cioccolatini, striscioni, manifesti pubblicitari e addirittura offerte di colazioni o sconti su acquisti in negozi di abbigliamento. Gli uomini deboli si nascondono dietro tutto ciò, illudendo le protagoniste in questione di essere importanti, tergiversando sul concetto del rispetto quotidiano. È ciò che le donne di questo tempo devono pretendere. Il rispetto giornaliero, parole dolci e gesto inaspettati non soltanto generati da una celebrazione convenzionale. Alcune fonti sostengono che solamente nel 2030 sarà possibile raggiungere una effettiva parità di genere. È il triste epilogo di questi anni, vissuti nell’illusione che una festa sia così potente da poter eliminare ogni violenza o abuso che purtroppo quasi il 30% delle donne, subisce.

 

Alessia Giampietro

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