Un mare di plastica

Il vero inferno potrebbe non essere come quello a cui siamo abituati a pensare: bottigliette e confezioni di plastica ovunque, sul nostro pianeta. Questo potrebbe essere il vero inferno e, di questo passo, ci stiamo decisamente avvicinando. L’inquinamento da plastica riguarda principalmente i mari e gli oceani, nei quali si stima che ogni anno vengano riversate dagli 8 ai 13 milioni di tonnellate di materiale non riciclato. Si parla molto spesso delle cinque grandi isole di plastica in espansione (la più grande, nel Pacifico, è grande 8 milioni di km²), ma sono in pochi a sapere che non esiste neanche una zona incontaminata negli oceani. Persino l’isola di Henderson, paradiso disabitato del Pacifico che dista più di 5000 km dalla costa più vicina, si sta ricoprendo di plastica. Ci sono cetacei che muoiono soffocati dai rifiuti, ma non solo, si stima che siano 690 le specie marine contaminate: spesso le microplastiche, ovvero i frammenti con diametro inferiore ai 5 millimetri, vengono scambiate per cibo dagli animali marini. Il pericolo, però, non riguarda “solamente” la flora e la fauna acquatica, ma anche noi. È triste scoprire che minuscole particelle di plastica finiscono sulle nostre tavole in tonno, pesce spada e frutti marini, quindi non dobbiamo illuderci di essere protetti solo perché non la vediamo fisicamente (circa il 30% degli organismi marini interessati nel commercio sono a rischio contaminazione). Inoltre, uno studio condotto dalla State University di New York, ha evidenziato che nel 93% dell’acqua in bottiglia sono presenti microplastiche, riconducibili al processo di packaging delle aziende. Ma da dove viene tutta questa plastica? La maggior parte viene dai continenti, ma non è da trascurare il 20% di essa che sarebbe scaricata da barche, navi e piattaforme di estrazione del petrolio. Inutile dire che per far fronte a questo grande problema della nostra epoca, sono necessarie delle soluzioni, e al più presto. La comunità europea ha finalmente deciso di dichiarare guerra aperta all’inquinamento della plastica proponendo diverse soluzioni: divieto di commercializzare determinati prodotti in plastica (prodotti monouso come i bastoncini cotonati, piatti, posate e cannucce); obiettivi di riduzione del consumo; obblighi per i produttori; obiettivi di raccolta; prescrizioni di etichettatura; misure di sensibilizzazione dei consumatori. Sono comunque importanti anche le piccole realtà quotidiane che contribuiscono a salvaguardare l’ambiente. Ad esempio, ad Amsterdam, è stato recentemente inaugurato un supermercato con un intero reparto “Plastic Free”, dove le confezioni sono di origine vegetali o di materiali più facilmente riciclabili quali vetro, cartone ed alluminio. Salvare l’ecosistema nel 2019 è difficile, ma non impossibile. L’oceano è composto da piccole gocce, quindi se ognuno di noi facesse dei piccoli gesti, delle piccole scelte, ogni giorno, per questo obiettivo comune, l’inquinamento della plastica sarebbe un problema affrontabile e, con l’aiuto di governi e scienziati, risolvibile.

Alessio Perrotti

III Bsa

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