Vittime del sessismo

  Iniziamo col definire cos’è la violenza: essa è l’insieme degli atti, fisici e morali, svolti volontariamente da un individuo conosciuto o sconosciuto alla vittima.   L’autore dell’atto di violenza può essere cosciente delle proprie azioni e delle conseguenze relative ad esse, oppure incosciente, nel caso abbia un disturbo mentale.  La violenza sulle donne è anche denominata “violenza domestica” poiché essa è principalmente svolta tra le mura di casa e inflitta da mariti, fidanzati e/o conviventi, ma si presenta anche all’aperto tramite lo stalking, ossia l’insieme di comportamenti di persecuzione insistente, come molestie, pedinamenti o telefonate, che hanno come scopo l’infrangere la privacy della vittima.   La violenza domestica è una violazione dei diritti umani ed un problema che affligge tutto il mondo: infatti, secondo l’OMS, almeno una donna su sei è stata vittima di violenze fisiche e/o morali. Inoltre un altro studio condotta dall’ONU afferma che la maggior causa di morte per le donne comprese tra i 16 e i 50 anni non è legata a una malattia o altro, ma bensì  è la violenza originata da un uomo.   Le cause di questi comportamenti possono essere varie, ma ognuna è ben accreditata. Ad esempio una motivazione può essere la concezione sessista che innesca l’istinto di prevalenza nei confronti della sua donna. Secondo studi psicologici la frustrazione è un’altra causa primaria:  essa genera insicurezza e di conseguenza l’aggressione. Un’ ultima causa studiata riguarda l’educazione del violento da parte dei genitori e del contesto sociale che ha vissuto in infanzia e in adolescenza. Difficilmente gli uomini che sono stati sottoposti ad una “rieducazione”, non ritentano l’abuso poiché il loro problema è nato in gioventù e quindi difficile da estirpare.

Remo Toffoli

III Bsa

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