Il potere delle note

Quante volte ci capita, quando siamo nervosi o stressati, di ascoltare una canzone che ci piace articolarmente e di sentirci poi molto meglio?Tante persone usano la musica come mezzo per estraniarsi dalla realtà e altre, addirittura, ritengono che questa abbia lo straordinario potere di combattere lo stress e far scomparire l’ansia. Ma questa non è soltanto una loro impressione. In effetti, dal punto di vista medico, risulta che questa magnifica forma d’arte non solo ha l’effetto di un “tranquillante”, ma costituisce anche una vera e propria cura per patologie come la depressione o l’ipertensione. Malattie che nella nostra società, forse, sono le più comuni. Proprio a questo proposito la Calendonian University di Glasgow ha condotto uno studio sulla musicoterapia al fine di selezionare i brani musicali che fanno bene alla salute di pazienti affetti da disturbi dell’umore, scoprendo che effettivamente un  ritmo veloce può sollevare l’umore, mentre uno più lento lo butta giù. Canzoni come What a wonderful world di Louis Armstrong, Comfortably numb dei Pink Floyd, Cold turkey di John Lennon, Healing hands di Elton John contribuiscono ad uno stato d’animo di serenità e la musica classica in generale stimola il nostro cervello ispirandoci a creare.  Mentre le più energiche come We are the champions dei Queen e le canzoni rock in genere ci fanno affrontare la giornata con più carica e positività. Alcuni episodi ci dimostrano come la musica abbia un potere ancora più straordinario: alcune persone in stato di coma, per esempio,  si sono risvegliate ascoltando il loro cantante preferito; altri pazienti affetti da disturbi motori hanno riacquistato le loro abilità, così come i bambini con capacità speciali.La musica, infatti, attiva quasi tutte le aree del cervello e per questo aiuta soprattutto a recuperare attività linguistiche e motrici. Classica, pop, rock, country, blues: a ognuno il suo genere. Ma perché la musica ci piace così tanto che fa da sottofondo ad ogni momento della nostra vita? Perché le canzoni hanno anche il potere di riportarci indietro nei ricordi: ascoltando una melodia, ci sembra di rivivere i momenti in cui per la prima volta l’abbiamo udita. Secondo le ricerche scientifiche, in effetti, nel cervello sono conservati i dati relativi ad ogni composizione di note sentite in passato e quando l’impulso, partito dall’udito, vi arriva ne è in parte condizionato. Conosciuta come l’ “arte delle Muse”, la musica si ritiene che sia nata con l’uomo, proprio per stimolare la sua capacità di rapportarsi con gli altri: anche oggi la danza e il canto sono le attività preferite dall’uomo perché lo aiutano a esternare le emozioni, a migliorare se stessi e conoscersi più in profondità. Dalla più tenera età la musica entra nelle nostre vene e diventa parte di noi; è dovunque: non c’è oggetto o persona che non possa produrre un suono intonato. Nessuno può farne a meno e spesso è la migliore “medicina” per i momenti di tristezza e di estrema ansia, anche se non sono in molti  a credere a questa teoria. A discapito di ciò sempre più medici si stanno servendo  della musicoterapia per curare patologie anche molto serie. Forse, allora, nella nostra società dove lo stress regna padrone, basterebbe solo ascoltare un po’ più di musica, mentre si svolgono tutte le migliaia di faccende che ogni giorno abbiamo da fare, per rilassarci e affrontare tutto con più serenità.

Marzia D’Angelo

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