Un romanzo per leggere se stessi

Ricordi del sottosuolo, Fedor Dostoevskij, 1864

Studio e analisi dell’animo umano alla ricerca del “sottosuolo”. Il protagonista è un uomo di 43 anni, un ipocondriaco ex impiegato che si ferma a riflettere sul senso della vita. In modo conciso e diretto, Dostoevskij scrive un piccolo racconto che parte dalla sua visione del mondo e dalla sua auto-presentazione e arriva ad una breve rievocazione di una particolare vicenda in cui è stato coinvolto 16 anni prima. L’autore – protagonista  accompagna il lettore in luoghi inesplorati della mente umana attraverso una vera è propria confessione che coinvolge emotivamente anche i meno sensibili. Ma è  tutta colpa della “ coscienza ipertrofica”: è lei che spinge l’uomo a riflettere così tanto sulle proprie azioni da farlo rinunciare in partenza. A cosa serve essere un uomo onesto e giusto? E cosa significa poi essere morali? Dostoevskij ha le sue idee e sembra  non avere intenzione di farsi condizionare da nessuno. Ma riuscirà a chiarirsi le idee nel corso del romanzo? Non proprio. La sua è una riflessione che attanaglia tutti gli uomini che abbiano almeno un minimo di intelligenza. E la condizione di angoscia che ne deriva è  una condizione alla quale nessuno, che abbia una coscienza, può sfuggire. La problematicità dinanzi a cui ci pone è concreta e attuale. Il risultato è un romanzo confessione che, pur essendo un classico, ha ancora tanto da dire ai giovani di oggi. È un percorso di conoscenza di sé e di crescita.

Marzia Maria D’Angelo  V H

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