Massificazione di massa

Cerco sul dizionario il vocabolo “Massificazione” e trovo:

“massificazione – tendenza al portare i costumi a modelli uniformi”. Se non siete d’accordo prendetevela col dizionario on-line Treccani.

In una parola potremmo riassumere gli ultimi quindici anni. Tutti fanno quello che fa il resto della gente, e spesso se vai a chiedere a qualcuno perché si fa il risvoltino o si è comprato la camicetta a quadri rossa, diabolica invenzione del 2015, ti dirà sicuramente (ci scommetto un piatto di pastasciutta) “eh, l’ho vista a Tizio e mi è piaciuta”. Tizio l’ha vista a Caio. Caio l’ha vista a Sempronio, il quale si è certamente scordato a chi l’ha vista.

 

Il  simbolo della “massificazione di massa”, che la gioventù del secolo XXI sta attraversando, è il risvoltino. Trattasi di una diabolica invenzione, che secondo vari studi e indagini del sottoscritto doveva durare “solo” fino all’estate del 2015; eppure a novembre si vedevano ancora dei salami in giro con i risvoltino ai pantaloni (alcuni temerari anche con la tuta), probabilmente dimentichi del fatto che l’estate fosse finita. Ma perché ciò? Probabilmente è una caratteristica genetica comune a molti, che porta a sentire caldo alle caviglie. Unica spiegazione plausibile.

 

Insieme al risvoltino, simbolo del 2015 sono state le camicie, preferibilmente a quadrettoni rossi oppure verdi. Ciò ha prodotto in me uno shock: ho vissuto addirittura 14 anni della mia vita credendo che le camicie fossero le Ralph azzurrine o bianche. E ora mi vengono a dire che esistono camicie rosse? Che razza di blasfemia è mai questa??

 

Vogliamo poi parlare delle croccantelle? Siate sinceri: sono davvero così buone? Non sono meglio i tarallucci oppure i Ringo al cacao? Evidentemente hanno dentro qualche strana varietà di farina che induce chi le mangia a non poterne fare più a meno. Fateci caso: appena arriva il furgoncino rosso a riempire le macchinette, tutti si fiondano, riportando anche quattro pacchetti alla botta, per sé e per i propri amici. E se ne chiedi una al tuo amico, ti dirà sempre che ha fame e che non può dartene neanche una, quando poco prima ha cercato di sbolognare al miglior offerente le schiacciatine all’olio perché non gli piacciono.

 

Chiudiamo in bellezza con un altro tasto dolente: i selfie in classe. Definiti “illegali ed egocentrici” dagli insegnanti. Si tratta di una malattia che colpisce le adolescenti, anche se si sono visti casi degenerati anche su individui di sesso maschile. La causa è una voglia sfrenata di farsi autoritratti durante le lezioni. La tecnica è ben collaudata: si infila il cellulare (con fotocamera interna, altrimenti non serve a nulla) nell’astuccio preferibilmente Eastpak e si fanno le facce più strane possibili, facce che nella realtà sembrano da malati psichiatrici, ma che su Instagram diventano simili alle tele bucate di Lucio Fontana da 40 milioni di euro. Salvo imprevisti: può sempre capitarti l’insegnante pignola (non faccio nomi…) che urla: “Senti, Tizio, portami qua il telefono” e il malcapitato che cerca invano, non riuscendoci, di nascondere il telefono in tasca oppure, nel caso in cui sia davvero temerario, tra sudori freddi e tachicardia, di prenderlo insieme all’astuccio e di sollevarlo per far vedere che “non c’è nulla, professorè!!”. “Excusatio non petita, accusatio manifesta” dicevano i latini, dunque a meno che il prof non sia imbranato (in questa scuola purtroppo per voi non ce ne sono) vi dirà sicuramente: “Senti, porta qui il telefono. Altrimenti ti becchi anche un 2”.

 

Dura, insomma, la vita di un giovane nel periodo della “massificazione di massa”!

Cordialmente vostro,

    Pasqualino di Natale

Risvoltini

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