Va ben oltre il concetto di malattia. Il Covid-19 è andato oltre il concetto di virus. Ed è diventato diventare simbolo di frustrazione, solitudine, disperazione ed emergenza. L’intero pianeta si è dovuto adattare ad una realtà mai vista prima. Una realtà che ha sconvolto migliaia di vite innocenti.
I giovani, la risorsa per il futuro, la base per una rinascita, sono coloro che tra i tanti hanno subito conseguenze negative, per lo più psicologiche, violente e inaspettate. Vedono impotenti ogni giorno quello che dovrebbe essere il tempo più bello e indimenticabile nell’arco della vita, svanire e affievolirsi sempre di più. Compleanni e diciottesimi festeggiati nella propria stanza, luogo che ormai è diventato l’unico spazio sicuro per tutti. Adolescenza bruciata: amicizie, viaggi, feste, uscite, sostegni e carezze scomparsi tutto d’un tratto.
I giovani, che devono sottostare a decisioni prese dall’alto, ragazzi che devono restare cinque o sei ore in un’aula troppo stretta per trenta persone, rischiando ogni mattina di mettere in pericolo la propria salute e quella dei propri cari. Sempre loro ai quali della didattica a distanza non piace nulla.
I giovani, che hanno smesso di sorridere anche da dietro le mascherine, che camminano in un tunnel senza una visibile via d’uscita. I giovani, che devono passare l’estate, periodo più atteso dell’anno, a distanza di uno o meglio due metri l’uno dall’altro. Perdita del contatto fisico, delle relazioni, della libertà e della sicurezza.
Questo significa convivere con una malattia, arrivata circa un anno fa dalla Cina, detta “nemico invisibile”. Questo significa adattarsi a un cambiamento negativo

Flavia Ciccarelli

Si precisa che la foto è stata presa dal sito www.psiconline.it

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