di VITTORIA D’AMATO

Perdita dei sensi, disorientamento, confusione, estraniamento dalla propria vita, dimenticarsi, anche se per poco, delle proprie difficoltà  è ciò che gli adolescenti cercano.

La cultura dello sballo  è diventata un vero e proprio rituale sociale, caratterizzata dal consumo di bevande alcoliche, dall’uso di sostanze stupefacenti e condotte disinibite. 

Il “bere insieme” dà un senso di unione, un’abitudine di cui pian piano è impossibile fare a meno: infatti, numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’utilizzo adolescenziale di alcool spesso può sfociare in gravi dipendenze anche in età adulta.

Morti tragiche ed improvvise sono spesso dovute alle “pasticchette”: il 70% dei giovani arriva in ospedale per incidenti gravi dovuti all’effetto di sostanze stupefacenti.

Alcuni non chiamano neanche il 118 e muoiono in strada nel pieno della notte.

Alterazione costante del proprio ritmo giornaliero, mutamento delle abitudini alimentari, difficoltà nel concentrarsi, scarso interesse e svogliatezza  sono i segnali che “emettono” i giovani dediti alla cultura dello sballo.

Spesso gli esperti discutono sempre degli effetti e mai delle cause, propongono rimedi come la chiusura delle discoteche, l’utilizzo dei cani antidroga, … insomma, provvedimenti di controllo. 

Come si può controllare un adolescente senza capirlo e aiutarlo?

Perché l’effetto acquisisce sempre più rilievo e la causa viene tralasciata?

Come curare senza capire l’origine?

L’alcool, la droga, il fumo anestetizzano le insicurezze, trasportano l’adolescente in un mondo virtuale dove l’euforia prende il sopravvento. 

Emozioni lancinanti e dolori annegati. Paura. Solitudine. Smarrimento.

Una seconda vita dove si scappa da se stessi, dalle proprie responsabilità.

Ma si diventa dipendenti da ciò che allevia il proprio dolore, senza capire che ne genererà dell’altro.

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