Silvia Prati è una maestra che insegna da 20 anni in diverse scuole. Ha una laurea in Chitarra Classica e in Musicoterapia, studia pedagogia e didattica al Conservatorio e si è dedicata a lungo alla musicoterapia in ambito socio sanitario. Si è specializzata nella didattica della matematica con corsi universitari e sperimentando il metodo “Senza Zaino” di ispirazione montessoriana. Ama il suo lavoro e, soprattutto, aiutare i bambini a crescere nel migliore dei modi e a sviluppare le loro competenze.

Anche le scuole primarie sono state costrette a spostarsi in didattica a distanza dall’otto febbraio ma, dopo le vacanze di Pasqua, hanno avuto la possibilità di ritornare in presenza nonostante tutte le preoccupazioni e i rischi che questa decisione comporta. Infatti, si è tornati nelle classi ma con poche sicurezze: non sono stati effettuati tamponi prima della riapertura, non sono state apportate migliorie sui regolamenti da attuare a scuola e non si parla ancora di vaccinazioni per bambini e ragazzi. Per questo motivo, oggi abbiamo la possibilità di fare qualche domanda a una tra i tanti insegnanti italiani, costretti a lavorare in una situazione insolita e nuova.

Quali sono le principali differenze tra svolgere lezione in classe e in didattica a distanza? 

“Quando le lezioni si svolgono in presenza si ha la possibilità di interagire più facilmente, dando spazio ai pensieri di tutti, senza distrazioni ambientali o tecnologiche. In classe si può sperimentare a livello laboratoriale con confronti costruttivi e personali soluzioni. I tempi sono più dilatati e ognuno opera in relazione alle proprie caratteristiche e alle proprie possibilità, i risultati non sono falsati o oscurati da uno schermo. Il tempo passato a scuola sicuramente è più costruttivo e gratificante emotivamente per i bambini, che sviluppano l’autonomia in diversi campi. La didattica a distanza è stata per fortuna importante per rimanere in contatto con i bambini, con i limiti che si possono intuire: il tempo ristretto con lezioni da 45 minuti, argomenti affrontati in modo essenziale, con poca possibilità di spaziare o di fare collegamenti, con poca possibilità di procedere in modo esperienziale, con poco tempo per fare deduzioni e poco spazio per interventi personali e soprattutto con poco tempo per raccontare i propri vissuti. Ma potersi vedere tutti i giorni è stato importante per i bambini e per le maestre, continuando un dialogo educativo in modalità nuova ed originale, anche un po’ fantasiosa. I loro sorrisi, non coperti dalla mascherina, sono stati importanti!” 

Quali sono i riscontri negativi nel tornare in presenza?

Nella scuola primaria era importante tornare in presenza, perché l’ambiente e il clima che si instaurano sono alla base di una relazione positiva, sia educativa che didattica. Certo non mancano le preoccupazioni per la salute di tutti, le regole che, anche se rispettate, non garantiscono che il virus non si propaghi. Credo che, come a settembre, il tracciamento doveva essere una prerogativa imprescindibile, un atto organizzato e dedicato alla scuola. Il tampone doveva e deve essere accessibile sempre, tutti i giorni, nei locali della scuola. La scuola è aggregazione, è comunità, è socialità per eccellenza quindi doveva essere previsto un tracciamento costante e organizzato scrupolosamente”. 

Quali sono i risvolti positivi?

 “Tornare a scuola ha dato la possibilità ai bambini di recuperare una quotidianità, fatta di orari e di impegni, importante per uno sviluppo equilibrato. Per loro e per le maestre è stato il momento di ritrovarsi e di riprendere insieme il percorso scolastico senza “disconnessioni”.”

In questa situazione di pandemia, qual è per te la soluzione, in ambito scolastico, migliore per bambini e ragazzi da attuare fino a giugno?

“Come detto prima è fondamentale il tracciamento, dedicato solo alla scuola, quotidiano ed accessibile sempre. Forse bisognerebbe anche pretendere più serietà nel rispetto delle regole da parte dei genitori, che tendono a sottovalutare i malesseri fisici dei propri figli, che rientrano nei sintomi del Covid, mandandoli lo stesso a scuola, ad ignorare le quarantene in caso di contatti con persone positive, ad assembrarsi fuori scuola o a non dotare i bambini di mascherine idonee o di ricambio. La scuola aperta ma rigorosa, rispettata come comunità e tracciata.”

Flavia Ciccarelli

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