“Non tornerò in presenza, meglio asini che morti”, “costretti a convivere con il virus” e “abituati ad aperture e chiusure continue “. È questo quello che dicono gli studenti sul molto dibattuto ritorno a scuola in presenza.

È oggetto di divisione fra politici e virologi. Alcuni studi lo ritengono indifferente per l’andamento del contagio, altri lo sconsigliano fortemente. C’è da aggiungere a questa situazione la difficoltà dei professori di svolgere in modo efficace il loro lavoro in DAD.

Ma in tutta questa confusione, nessuno si è chiesto cosa ne pensano i veri protagonisti del rientro a scuola: gli studenti.

Per questo, siamo andati da due iscritti al Liceo scientifico “Galilei” di Pescara, con visioni opposte sul ritorno in presenza e abbiamo deciso di intervistarli. Loro sono Stefano Re e Pierfranco Di Zio.

Voi siete Pierfranco Di Zio e Stefano Re, frequentate entrambi il terzo anno al Liceo Scientifico “Galilei” di Pescara e avete entrambi sedici anni. Uno di voi è a favore e l’altro contro la riapertura della scuola in presenza. Giusto?

Stefano: “Sì”

Pierfranco: “Sì”

Allora possiamo iniziare questa intervista. Ma prima di tutto come state? Come stanno passando gli studenti questo periodo?

Stefano: “Questo periodo, scolasticamente parlando, è abbastanza stressante: molte verifiche e interrogazioni e sicuramente le varie limitazioni delle zone (rosse e arancioni e gialle e bianche e sfumate) non migliorano l’umore di noi ragazzi in ricerca di sana libertà, aria fresca di gioventù.”

Pierfranco: “Come sto? C’è chi sta molto peggio. Insomma, questo periodo gli studenti lo passano come i professori: male. Ma non potrebbe andare diversamente.”

Sappiamo che uno di voi è favorevole e l’altro contrario alla scuola in presenza, ma vogliamo che siano i nostri lettori a capire chi di voi è favorevole e chi contrario. Perciò, rispondete a queste domande prima di “svelare” la vostra idea:

Da 1 a 10, quanto vi spaventa il Coronavirus?

S: “Il Coronavirus mi spaventa abbastanza. Le immagini che abbiamo visto l’anno scorso avevano un qualcosa di surreale e purtroppo questa situazione non ancora è finita. Quanto mi spaventa da 1 a 10? Direi 8, anche perché stiamo lavorando da tempo per sconfiggere questo virus, ma da quel che abbiamo capito saremo costretti a conviverci.”

P: “Ora come ora io direi 9, perché non voglio escludere la possibilità che vada peggio.”

E com’è stata, dal punto di vista degli studenti, la didattica a distanza?

S: “La DAD [didattica a distanza, NDR] è stata fondamentale, sia per riempire il tempo libero che abbiamo avuto durante la quarantena, sia soprattutto perché ci ha permesso di mantenere un’istruzione costante e di non perdere l’anno scolastico. Dieci anni fa non sarebbe stato possibile. Però la DAD è una soluzione provvisoria, una medicina, non certamente un valido sostituto dalla scuola tradizionale. I problemi dovuti alla rete, ai dispositivi meno avanzati o a famiglie numerose hanno reso la DAD un inferno e un grande peso per le famiglie.”

P: “La DAD funziona, ma nel complesso diventa pesante. Voglio dire che la DAD può funzionare, ma dato che rende lo studio più difficile bisognerebbe ridurre la quantità delle cose da studiare.”

Come vedete la possibilità che la chiusura delle scuole sia prorogata, come si è sentito dire, a luglio?

S: “Inaccettabile. È incredibile che girino queste idee. E poi sarebbe un modo per dire che la DAD è del tutto inutile. E allora perché la abbiamo fatta, se è inutile?”

P: “Sono d’accordo con Stefano, ma io la possibilità di prorogare la chiusura a luglio non la vedo proprio. Mi sembra impossibile che accada, anche perché i professori, che sanno far valere i loro diritti sicuramente meglio di noi studenti, non credo che abbiano piacere a saltare un mese di vacanza. Comunque, se per assurdo dovesse capitare che la scuola chiuda un mese dopo, io farò un mese di assenza, anzi, diciamolo in modo elegante, farò un mese di sciopero, di resistenza partigiana.”

Vi vedo già pronti a confrontarvi, quindi vi chiedo di giustificare brevemente la vostra idea.

S: “La DAD è stata una buona soluzione, ma fa perdere le relazioni umane con i compagni e con i professori. Senza considerare che restare a distanza è una soluzione molto meno efficace per lo studio. Per cui sono favorevole a tornare in presenza.”

P: “Quello che dice Stefano è vero, solo che è difficile avere “relazioni umane” da morti. È considerato pericoloso ospitare tre estranei in una stessa casa, tanto che è vietato. Nella mia classe siamo 27 estranei in una stessa stanza. Non ci vuole un genio per capire che, se è vietato stare in tre al chiuso, dovrebbe esserlo anche stare in 27. Per di più, per arrivare in quella classe, qualcuno è anche salito sui mezzi pubblici, con un’altra ventina di estranei. Quindi, non ci sono dubbi che andare a scuola in presenza sia rischioso. Mandandoci a scuola si accetta un rischio, che io non voglio correre. Oltretutto, se per sfortuna qualcuno si ammala e muore a causa di questo rientro, non è diverso da quando una persona viene investita da un ubriaco. L’automobilista ha sottovalutato il rischio di uccidere. Ugualmente, il nostro automobilista assassino, che ha sottovalutato il rischio di uccidere, si chiama governo…se vaccinassero anche gli studenti…”

Uno di voi non ha chiaro il significato di “brevemente”…ma ora passiamo a delle domande specifiche per ognuno di voi:

Stefano, non hai paura di contagiarti? O magari di contagiare i tuoi cari?

S: “Sinceramente? No. La mia scuola ha adottato tutte le misure di sicurezza proposte questa estate dal governo per una riapertura sicura, sono stati effettuati lavori per l’ampliamento delle aule, ponendo nelle strutture anche dei purificatori. Dentro la classe non ci si contagia se si rispettano le norme e i distanziamenti necessari.”

Invece, Pierfranco, non ti sembra che la scuola sia meno pericolosa di altri luoghi aperti, ma sicuramente più utile?

P: “Assolutamente no. È il luogo più pericoloso. E non solo, è l’unico luogo in cui sono obbligato ad andare. Io posso benissimo decidere di non andare dal parrucchiere se ci vedo dentro dieci persone: posso fare lo stesso con la scuola? Inoltre, le regole per il rientro sono talmente ferree che è chiaro che non saranno rispettate: non togliersi la mascherina, non muoversi, mangiare all’aperto. Manca solo il divieto di respiro. L’unico modo per tutelarsi è richiedere individualmente l’attivazione della didattica a distanza alla propria scuola. Abbiamo detto che in DAD si studia di meno, che non viene tutelato il diritto allo studio di tutti. In effetti, ci sono casi in cui è così. Ma al diritto allo studio preferisco quello alla vita: meglio asini che morti.”

Secondo voi quanto durerà la riapertura? E come la affronterete?

S: “Non so quanto durerà, anche perché siamo già abituati ad aperture e chiusure continue. Io sono ottimista e credo che, in seguito alla vaccinazione del corpo docenti, questa volta non ci saranno altre chiusure a livello nazionale.”

P: “Riaprire è stata una mossa vigliacca. Vigliacca ma architettata benissimo. L’unico ostacolo per la riapertura erano i professori, ben rappresentati dal loro sindacato, i quali non ci stavano ad andare a morire in presenza. Allora il governo ha vaccinato i professori, lasciando indietro i fragili e gli anziani, e si è ritrovato senza ostacoli per iniziare la strage che è il ritorno in presenza. Io pensavo che i genitori avrebbero difeso la vita dei figli, ma a quanto pare non è stato così. Ci ritroviamo indifesi, per l’ennesima volta vittime dello Stato. Personalmente io non verrò in presenza, anche perché ho paura che questa volta il ritorno in presenza durerà molto.”

Cosa dovrebbero fare adesso i vostri compagni?

S: “I miei compagni ed io dobbiamo rispettare le norme necessarie a mantenere il distanziamento per contenere il contagio, per un ritorno alla vita normale e alla scuola che vogliamo e di cui abbiamo bisogno.”

P: “Noi studenti siamo molto particolari, che è un modo per non dire deficienti. Abbiamo scioperato per il diritto alla vita degli alberi e dei pesci con Greta e non troviamo la forza di fare qualcosa per il nostro diritto alla vita. Ho sentito che un po’ di persone sciopereranno. Gli scioperi, a dire il vero, sono uno strumento che poche volte porta risultati, ma se vogliono farlo nessuno glielo impedirà, spero. Tuttavia, dato che la riapertura è stata ideata per aumentare il consenso del governo, bisognerebbe fare foto degli autobus pieni e delle norme non rispettate ed inviarle ai giornali. Sarebbe un modo decente per diminuire il consenso di queste riaperture pericolose.”

Infine, cosa pensi dei tuoi compagni che la pensano e si comporteranno diversamente da te?

S: “Penso che sia una posizione sicuramente eccessiva, ma è altrettanto certo che avranno i loro validi motivi per comportarsi come preferiscono. Inoltre, credo che la maggioranza delle persone condivida le mie posizioni, quindi so che non mi ritroverò da solo in presenza.”

P: “Io credo che tornare in presenza sia pericoloso e dovrebbe essere vietato. Tuttavia così non è, quindi uno studente che va in presenza che colpa ha? Nessuna, se la legge glielo consente. Potrebbe usare maggiore prudenza, ma la sua posizione è legittima.”

Insomma, anche fra gli studenti le posizioni sono diverse e divise, ma su una cosa sono sicuramente tutti uniti: sul fatto che, per le decisioni che li riguardano, dovrebbero essere interpellati, dovrebbero avere una voce. È con questa speranza che vogliamo concludere la nostra intervista: che chi ci governa non pensi solo al proprio consenso, ma anche agli interessi degli studenti. Crediamo di averne il diritto.

Pierfranco Di Zio

Martina Esposito

Camilla Andrisani

Stefano Re

Di admin