di SARA CORONA

Avere la consapevolezza che al dolore fisico si sopravvive e trasformare la sofferenza dell’animo in bellezza. E’ proprio questo l’insegnamento di Frida Kahlo, pittrice messicana simbolo di libertà e indipendenza. Nata nel 1907 da una famiglia messicana solita esprimersi attraverso l’arte, Frida mostra fin da piccola la sua creatività e uno spirito ribelle e avverso nei confronti di ogni convenzione sociale. Il suo carattere forte compensa la salute precaria: fin dalla nascita, la giovane messicana è affetta da spina bifida, erroneamente scambiata per poliomielite. E’ proprio il maggior dramma della sua vita ad avvicinarla all’arte: nel 1925 si ritrova vittima di un incidente a bordo di un autobus urbano. Questa disgrazia le causa ulteriori danni alla salute, tra cui una frattura alla spina dorsale, che la costringe a rimanere sdraiata sul suo letto per mesi e mesi. Nonostante i traumi fisici e psichici dell’incidente, Frida conserva il carattere forte e indipendente di quando era solo una bambina, esprimendo la sua ribellione e la sua vivacità nei quadri. 

Frida, come ha fatto l’arte a trasformare un così tragico evento in un’occasione di rinascita?

“Fin da bambina ho sognato un futuro speciale, non convenzionale e diverso dalla sorte che la società riserva a noi donne. La diversità ha però bisogno di un’enorme forza d’animo e di un altrettanto immenso coraggio: ho passato la mia vita ad essere etichettata come “quella con la poliomielite” o “la donna poco curata”, date le mie folte sopracciglia…l’incidente, agli occhi degli altri, non ha fatto altro che attribuirmi un ulteriore epiteto: “quella con la spina spezzata”.

Ho trascorso la mia adolescenza circondata dalla compassione delle persone, che a tratti si sentivano in colpa per la mia tremenda sfortuna…“Se solo la sorte fosse stata più buona con me”, “Se solo non fossi salita su quel tram”, “Se solo avessi dato retta ai miei genitori e avessi messo da parte questa mia ribellione”. A me, sinceramente, non piace ragionare con i “se”: le disgrazie fanno parte della nostra vita, sta a noi trovare la luce nell’oscurità. Non c’è osso rotto che un buon gesso non possa risaldare! E io lo so bene, visto che ho trascorso mesi e mesi sdraiata sul mio letto con un busto talmente stretto che mi rendeva difficile anche solo respirare! Ci hanno provato ad immobilizzarmi, ma è stato proprio in quel momento che ho trovato un modo per esternare tutta quella confusione e quel caos che avevo al mio interno: ho scoperto la potenza dell’arte. 

I miei genitori mi hanno aiutata: mi hanno regalato colori e pennelli, ma soprattutto uno specchio posto proprio sopra il mio letto. E’ stato lì che ho iniziato ad osservare ogni dettaglio del mio corpo e a raffigurarlo in quelli che sono i miei primi autoritratti. Ho iniziato ad accettare le cicatrici causate dall’incidente, insomma ho cominciato ad amarmi!”

Vivere d’arte, vivere d’amore… è questa una delle sue frasi più celebri. In che modo arte e amore si sono incontrate nella sua vita?

“Sono sempre stata una donna molto passionale e di certo non riesco a nascondere le mie emozioni: ho bisogno di esternare ciò che provo e, quando amo, sono come una fiamma che non si spegne mai. Spesso, però, a giocare con il fuoco si rischia di scottarsi e io di bruciature per amore sulla mia pelle ne ho avute tante. Nella vita ho avuto due traumi: il primo è stato l’incidente, il secondo è stato Diego Rivera. Io e Diego ci siamo conosciuti nel 1928. Oltre all’immenso amore per l’arte che entrambi provavamo, tanta era anche la passione che ci univa. Un sentimento così rovente che ci ha portati a sposarci un anno dopo. Il nostro è stato infatti un rapporto di arte, passione e… tradimenti. Ritengo che i dolori fisici che ho dovuto sopportare durante la mia vita siano irrilevanti se paragonati alla sofferenza che mi ha arrecato Diego: i tradimenti erano innumerevoli, ha avuto addirittura una relazione con mia sorella Cristina…eppure io lo perdonavo, perché il mio amore per lui era interminabile. Mio marito, però, continuava e ciò non faceva altro che aumentare il mio dolore, che in quel momento era già incommensurabile…in quegli anni ho scoperto di non poter avere figli. Lì ho toccato il fondo. E’ stata l’arte a riportarmi in superficie. Passavo le giornate a dipingere, a incidere i miei quadri con pennellate cariche della sofferenza di una donna a cui erano stati strappati l’amore di un marito e la gioia di avere figli. In questi anni ho dipinto i miei quadri più cupi, in cui ritraevo due donne, due Frida: una ancora legata all’amore per Diego e un’altra determinata ad ottenere il divorzio. E, seppur sofferente, lo ottenni grazie alla forza che mi diedero i miei quadri. 

E’ stato proprio quando ho interrotto una relazione talmente malsana che ho riscoperto l’amore per me stessa. Perciò sì, arte e amore sono forze che nella mia vita si completano a pennello: l’amore nutre l’arte e l’arte insegna all’amore chi e come amare.”.

Non aver paura di amare e trovare l’amore per noi stesse… quale altro insegnamento vorrebbe dare alle donne che si trovano intrappolate in una società in cui regna il maschilismo?

“Non rinunciate mai a vivere, combattete per essere le protagoniste della vostra vita. Essendo donne, dobbiamo prendere tutto come una sfida verso il maschilismo e non lasciare che nessuno possa costringerci a tacere. Dobbiamo essere libere di essere noi stesse, senza maschere, senza alterazioni, mostrando la nostra bellezza naturale e senza piegarci agli ordini della società.

Siamo delle vere e proprie combattenti, perciò procediamo lungo il nostro cammino a testa alta, senza mai abbassare lo sguardo.”.

Esprimere noi stesse, essere indipendenti, non adeguarci alle regole conformiste, ma soprattutto amarci. E’ questo quello che ci insegna Frida Kahlo, un’icona che, nonostante gli ostacoli che il destino le ha posto dinanzi, è riuscita a continuare imperterrita la sua strada, con ossa rotte e ferite d’amore sparse su tutto il corpo.

Noi siamo Frida! 

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